# Accademia dei Fisiocritici Siena: guida alla visita

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> Scopri l’Accademia dei Fisiocritici di Siena, la Sala Gabbrielli, le collezioni naturalistiche e i consigli per una visita con bambini.

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← Torna al diario Note di guida Accademia dei Fisiocritici Siena: un pomeriggio nella Camera delle Meraviglie Guida culturale e pratica all’Accademia dei Fisiocritici di Siena, tra Sala Gabbrielli, collezioni naturalistiche e attività per famiglie. 23 luglio 2026 • 13 min Siena Musei Accademia dei Fisiocritici Famiglie Storia della scienza Siena è conosciuta soprattutto per Piazza del Campo, il Duomo e i capolavori della sua tradizione medievale. Esiste però un’altra città, più silenziosa e sorprendente, nella quale antichi strumenti scientifici convivono con fossili, animali naturalizzati, modelli anatomici, funghi in terracotta e oggetti difficili da ricondurre a una sola categoria. È la Siena dell’ Accademia dei Fisiocritici , una delle più antiche istituzioni scientifiche italiane, fondata nel 1691 e oggi sede di un Museo di Storia Naturale disposto su tre livelli espositivi. Si trova in Piazzetta Silvio Gigli, a meno di 500 metri dal Duomo e da Piazza del Campo, ma conserva un’atmosfera molto diversa da quella delle attrazioni più frequentate del centro. La visita è indicata per famiglie con bambini, appassionati di natura e storia della scienza, coppie alla ricerca di un luogo insolito e viaggiatori che preferiscono alternare i grandi monumenti a esperienze più raccolte. Fonte immagine: archivio Guida Siena. Che cos’è l’Accademia dei Fisiocritici L’Accademia delle Scienze di Siena, detta dei Fisiocritici, nacque per iniziativa del medico e docente universitario Pirro Maria Gabbrielli, sostenuto da studenti e colleghi interessati allo studio sperimentale della natura. Il nome deriva dall’unione di due termini greci: physis , natura, e kritikoi , coloro che sono capaci di giudicare. I Fisiocritici volevano quindi osservare criticamente i fenomeni naturali, distinguendo ciò che poteva essere dimostrato da superstizioni, credenze e conoscenze tramandate senza verifica. Questa missione è sintetizzata dall’emblema dell’Accademia: la pietra di paragone , usata per distinguere i metalli preziosi dalle imitazioni. Il motto latino, veris quod possit vincere falsa , esprime la stessa idea: fare in modo che il vero possa vincere il falso. Una pietra di paragone, simbolo dell’istituzione, è conservata nella Sala Gabbrielli. Una storia scientifica cominciata nel Seicento Fin dalle prime riunioni, i membri dell’Accademia presentarono esperimenti e risultati delle proprie ricerche. Alcune adunanze erano aperte alla popolazione, anticipando in parte il concetto moderno di divulgazione scientifica. Tra le esperienze più note vi furono quelle dedicate all’esistenza e agli effetti del vuoto, condotte con una pompa pneumatica ispirata agli strumenti del fisico Robert Boyle. Una ricostruzione moderna della macchina del vuoto viene ancora usata nelle attività didattiche del museo. Nella seconda metà del Settecento l’Accademia raggiunse una notevole reputazione europea e annoverò tra i Fisiocritici scienziati come Alessandro Volta, Lazzaro Spallanzani, Linneo, Cuvier e Lagrange. Dal 1761 pubblicò gli Atti dell’Accademia , una delle prime e più longeve riviste scientifiche italiane. La storia ufficiale dell’Accademia ricostruisce le principali tappe di questa attività. Dal 1816 l’istituzione ha sede nell’antico monastero camaldolese di Santa Mustiola, conosciuto come Monastero della Rosa, il cui impianto originario risale al XII secolo. Il chiostro e gli ambienti sotterranei conservano tracce evidenti della precedente funzione religiosa. Perché è diverso dagli altri musei di Siena L’Accademia non è semplicemente un museo con collezioni antiche. È anche un documento sul modo in cui la scienza veniva raccolta, ordinata e mostrata nel XIX secolo. Molte raccolte sono ancora disposte nelle vetrine ottocentesche originali, con file di campioni, cartellini storici, piccoli contenitori e classificazioni che raccontano tanto i fenomeni naturali quanto l’evoluzione della museologia. Per questo il percorso viene definito un “museo nel museo” . Il museo dichiara un patrimonio di oltre 600.000 reperti naturalistici e storici, organizzati in numerose collezioni. Solo una parte è visibile lungo il percorso: altri materiali sono conservati nei depositi e impiegati per lo studio e la ricerca. La visita richiede quindi uno sguardo diverso da quello adottato in un museo d’arte. Non bisogna cercare soltanto il singolo “capolavoro”, ma osservare le relazioni tra gli oggetti, le antiche modalità di classificazione e le storie delle persone che hanno formato le raccolte. Sala Gabbrielli: una camera delle meraviglie La sala dedicata al fondatore è indicata dal museo come Sala Gabbrielli , con due “b”. In alcuni documenti istituzionali compare anche la variante “Gabrielli”, ma la denominazione da usare durante la visita è Sala Gabbrielli. La definizione di camera delle meraviglie non è il nome formale della sala, ma ne descrive bene il carattere. Qui sono riuniti ritratti dei presidenti, fotografie, documenti sulla vita accademica, strumenti scientifici e vetrine di mirabilia : oggetti curiosi che non appartengono necessariamente alle principali sezioni zoologiche, geologiche, anatomiche o botaniche. Gli oggetti che giustificano il nome Tra i reperti documentati dal museo figurano: la pietra di paragone, emblema dell’Accademia; una mezza noce di cocco intagliata, presentata dal museo come una coppa appartenuta a Napoleone Bonaparte; guanti realizzati in bisso marino; armi e utensili attribuiti a popolazioni native americane; diciassette sfere di materiale descritto come “marmo” lavorato; manufatti in avorio e legno con intarsi; un piccolo planetario della fine del Settecento; strumenti scientifici e oggetti d’epoca. La sala ricorda le antiche Wunderkammer , nelle quali rarità naturali, oggetti esotici, strumenti e testimonianze storiche venivano riuniti per provocare stupore e stimolare domande. Qui, però, la meraviglia è inserita nella storia di un’istituzione che aveva fatto della verifica sperimentale il proprio principio fond…
