Note di guida
Le Contrade soppresse di Siena: storia, memoria e tracce antiche
Scopri le Contrade soppresse di Siena: Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte e Vipera, il Bando di Violante di Baviera e la memoria nel Palio.
Introduzione
A Siena ci sono luoghi che si vedono subito: Piazza del Campo, il Duomo, la Torre del Mangia, i vicoli di pietra che salgono e scendono come se la città fosse stata costruita seguendo il respiro delle colline. Poi ci sono luoghi che non si vedono al primo sguardo, ma che continuano a vivere nei confini, nei racconti, negli stemmi, nei nomi tramandati.
Le Contrade soppresse di Siena appartengono a questa seconda città: una Siena più nascosta, stratificata, fatta di memorie antiche e identità confluite nel tempo dentro le 17 Contrade attuali.
Oggi chi visita Siena sente parlare soprattutto di Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Drago, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Torre e Valdimontone. Sono le 17 Contrade che ancora oggi strutturano la città dentro le mura, vivono tutto l’anno e partecipano al Palio. Ma nella storia senese il sistema contradaiolo non è sempre stato così stabile. La tradizione ricorda infatti anche sei antiche Contrade non più esistenti come entità autonome: Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte e Vipera.
Parlarne non significa inseguire una curiosità secondaria o raccontare “Contrade fantasma” con tono misterioso. Significa, piuttosto, entrare in una parte delicata della storia cittadina: quella in cui il Palio, le feste pubbliche, le compagnie militari, i confini urbani e le appartenenze popolari si sono trasformati fino a dare a Siena la forma contradaiola che conosciamo oggi.
Che cosa sono le Contrade soppresse di Siena
Con l’espressione Contrade soppresse si indicano alcune antiche realtà contradaiole senesi che oggi non esistono più come comunità autonome e non partecipano al Palio come le 17 Contrade attuali.
Le sei Contrade tradizionalmente ricordate sono:
- Contrada del Gallo;
- Contrada del Leone;
- Contrada dell’Orso;
- Contrada della Quercia;
- Contrada della Spadaforte;
- Contrada della Vipera.
Non erano semplici quartieri dimenticati. Erano nomi, insegne, riferimenti territoriali e simbolici che appartenevano a una Siena in evoluzione, quando il rapporto tra spazio urbano, feste pubbliche e identità collettiva non era ancora definito con la precisione che conosciamo oggi.
Per capire questo punto bisogna evitare un errore frequente: immaginare le Contrade come istituzioni sempre uguali a se stesse fin dal Medioevo. La storia è più complessa. Secondo il Consorzio per la Tutela del Palio, in età comunale non si può ancora parlare delle Contrade come vere e proprie unità amministrative territoriali nel senso moderno; nel corso del tempo il termine “contrada” comincia però a indicare realtà riconosciute e visibili anche nelle feste pubbliche cittadine. Tra Quattrocento e Cinquecento emergono nomi, vessilli, schiere e forme di partecipazione che preparano il sistema contradaiolo moderno.
Quando oggi camminiamo in via di Città, in Banchi di Sopra, verso San Martino o intorno alla Lizza, attraversiamo territori che hanno una lettura attuale, legata alle 17 Contrade. Ma sotto questa mappa viva ce n’è un’altra, più antica: quella delle appartenenze trasformate, dei confini discussi, delle insegne che non sfilano più come Contrade autonome ma che non sono state del tutto dimenticate.
Perché oggi le Contrade di Siena sono 17
Oggi le Contrade riconosciute sono 17. Il sito ufficiale del Comune di Siena dedicato al Palio ricorda che le 17 Contrade, come le conosciamo oggi, sono rimaste immutate dal 1729, anno in cui la governatrice Violante Beatrice di Baviera sancì con il cosiddetto Bando sui confini l’attuale suddivisione della città dentro le mura.
Prima di quella stabilizzazione, il numero e la fisionomia delle Contrade furono più fluidi. Nella narrazione storica e contradaiola si parla spesso di 23 Contrade: le 17 attuali più le sei soppresse. È una formula utile per orientarsi, purché non venga presa come una fotografia immobile valida per ogni fase della storia senese.
La scomparsa delle sei Contrade non va raccontata come un taglio netto avvenuto in un solo giorno. È più corretto parlare di un processo progressivo, maturato tra Cinquecento, Seicento e primo Settecento, in cui alcune Contrade persero forza, continuità organizzativa, capacità di rappresentanza o autonomia territoriale. Le fonti e le ricostruzioni non sono sempre concordi nei dettagli, e proprio per questo il tema richiede prudenza.
Secondo una tradizione molto diffusa, la vicenda sarebbe collegata ai disordini o alle controversie sorte intorno al Palio del 1675, con un ruolo particolare attribuito alla Spadaforte. Tuttavia, studi e ricostruzioni storiche invitano a non ridurre tutto a un episodio punitivo: alcune fonti ricordano che varie Contrade risultavano già inattive o di fatto confluite in altre realtà prima di quella data.
Box rapido: 17 Contrade attuali e 23 Contrade ricordate
| Tema | Spiegazione |
|---|---|
| 17 Contrade attuali | Sono le Contrade riconosciute oggi, con territori, vita comunitaria, oratori, musei, società e partecipazione al Palio. |
| 23 Contrade storicamente ricordate | Formula tradizionale che somma alle 17 attuali le sei Contrade soppresse: Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte e Vipera. |
| 1729 | Anno del Bando di Violante di Baviera, fondamentale per la definizione dei confini delle Contrade moderne. |
| Attenzione storica | Le sei Contrade soppresse non vanno lette solo come “eliminate”, ma come identità progressivamente confluite, trasformate o non più autonome. |
Il Bando di Violante di Baviera del 1729
Per capire perché oggi Siena ha 17 Contrade bisogna fermarsi sul Bando di Violante Beatrice di Baviera.
Non è un dettaglio burocratico, ma una delle chiavi per leggere la Siena contradaiola. Il documento, noto come Bando sopra la nuova divisione e riforma dei confini delle Contrade, venne decretato dalla principessa Violante di Baviera, governatrice di Siena, il 13 settembre 1729. Il testo conservato sul portale del Comune di Siena mostra come il problema riguardasse la necessità di stabilire confini fra le Contrade a causa delle liti sorte, tra le altre cose, per il questuare e il “batter cassa” per le adunanze.
Il Comune di Siena descrive il Bando del 1729 come una pietra miliare della storia del Palio: servì a porre fine alle continue controversie tra Contrade relative non solo ai confini, ma anche al loro numero e alla loro entità demografica.
Da guida, mi piace spiegare questo passaggio così: il Bando non disegnò soltanto una mappa. Mise ordine in una città in cui l’appartenenza contradaiola era già fortissima, ma aveva bisogno di confini riconoscibili. Stabilire dove finiva una Contrada e dove cominciava un’altra significava regolare feste, raccolte, rappresentanze, rapporti fra abitanti, prestigio e presenza pubblica.
Ancora oggi, quando un senese parla del proprio territorio, non sta indicando solo una zona urbana. Sta parlando di un’appartenenza. E quell’appartenenza, nella forma territoriale moderna, passa anche da quel documento settecentesco.
Le sei Contrade soppresse di Siena
La Contrada del Gallo
La Contrada del Gallo è una delle antiche Contrade soppresse più citate quando si parla delle identità confluite nella Siena attuale. Il suo simbolo, il gallo, richiama naturalmente l’idea della voce, del risveglio, della presenza che annuncia. È un’immagine forte, ma va maneggiata con misura: non bisogna trasformare il simbolo in un racconto inventato, né attribuirgli significati non documentati.
Secondo una ricostruzione riportata da ilpalio.org, la bandiera del Gallo era rossa, con al centro una porta bianca a due archi sormontata da un gallo. Il territorio viene indicato in un’area compresa, con termini attuali, tra Costarella de’ Barbieri, Piazza Indipendenza, via di Diacceto, via dei Pellegrini, via di Città e il Chiasso del Bargello.
La memoria territoriale del Gallo viene collegata, nelle ricostruzioni moderne, a zone poi assorbite o ricondotte alle Contrade della Selva, dell’Oca e della Civetta. PalioPedia sintetizza infatti che il suo territorio fu incorporato da queste tre Contrade.
Immaginare il Gallo mentre si cammina oggi in questa parte della città significa guardare con più attenzione i passaggi fra un territorio e l’altro. Le bandiere che vediamo oggi appartengono alle Contrade vive, ma certi nomi antichi aiutano a capire che Siena non ha mai smesso di riorganizzare la propria memoria.
La Contrada del Leone
Il Leone è un simbolo di forza, potere, nobiltà e presenza pubblica. A Siena, però, anche qui bisogna evitare il racconto troppo mitologico. La Contrada del Leone appartiene alla storia delle Contrade soppresse e va raccontata come parte di una geografia cittadina concreta, non come semplice immagine araldica.
Secondo la scheda di ilpalio.org, il Leone comprendeva un territorio indicativamente collocabile tra Santo Stefano alla Lizza, Poggio di San Prospero, la chiesa di San Vincenzo, strada di Campansi e piazza Paparoni. La stessa fonte collega il nome alla macchina con leone rampante usata nelle pubbliche feste, con riferimenti all’emblema della casata Pecci.
Nella geografia contradaiola attuale, la memoria del Leone viene collegata soprattutto all’Istrice: PalioPedia indica infatti che il territorio del Leone fu incorporato dalla Contrada dell’Istrice.
Per un visitatore, questa è una traccia interessante da osservare nella zona nord della città, verso Camollia e la Lizza. È una parte di Siena in cui il passaggio fra storia militare, accessi urbani, famiglie, chiese e Contrade si sente ancora nel tessuto delle strade.
La Contrada dell’Orso
L’Orso è uno dei simboli più arcaici ed evocativi tra le Contrade soppresse. La sua forza non sta nel mistero, ma nella semplicità potente dell’insegna animale: una presenza robusta, quasi primitiva, che rimanda al modo in cui le antiche feste senesi usavano figure, macchine e simboli per rappresentare le parti della città.
Ilpalio.org descrive per l’Orso una bandiera azzurra con leone d’oro sormontato da rastrello rosso e tre gigli d’oro. La sua area viene indicata tra piazza Tolomei, Arco dei Rossi, via dei Termini, piazza Indipendenza, via delle Terme, via di Città e Banchi di Sopra fino a piazza Tolomei.
PalioPedia collega l’antico territorio dell’Orso alla Civetta, indicando che fu incorporato da questa Contrada.
Chi passa oggi da piazza Tolomei e dalle vie intorno sente una Siena molto diversa da quella più ampia e scenografica di Piazza del Campo. Qui la città sembra stringersi, farsi più verticale, più raccolta. Sapere che anche l’Orso appartiene alla memoria di questi spazi aiuta a leggere le strade non solo come percorsi turistici, ma come archivi a cielo aperto.
La Contrada della Quercia
La Quercia ha un nome che sembra fatto apposta per Siena: radice, forza, durata, appartenenza. In una città dove il territorio non è mai neutro, il simbolo della quercia richiama subito l’idea di qualcosa che resiste nel tempo.
Le fonti, però, invitano a particolare prudenza. Ilpalio.org colloca la Quercia a Monistero, fuori Porta San Marco, e ricorda che comparve nelle pubbliche feste insieme alla Contrada della Chiocciola.
Qui emerge un punto interessante: non tutte le ricostruzioni concordano in modo semplice sull’assorbimento territoriale. PalioPedia segnala che popolarmente si ritiene il territorio della Quercia incorporato dalla Chiocciola, ma aggiunge una precisazione: essendo l’unica Contrada con territorio fuori dalle mura, il collegamento va trattato con cautela, perché il Bando di Violante definiva i confini all’interno delle mura.
Per questo, in un articolo divulgativo corretto, è meglio parlare della Quercia come di una Contrada soppressa tradizionalmente connessa all’area di Monistero e alla memoria della Chiocciola, evitando affermazioni troppo nette.
La Contrada della Spadaforte
La Spadaforte è forse la più delicata da raccontare, perché il suo nome ricorre spesso nelle narrazioni più note sulle Contrade soppresse.
Secondo ilpalio.org, la Spadaforte avrebbe avuto origine dalla corporazione dei Battilana, attiva in via del Porrione. La sua bandiera viene descritta come rossa, con al centro una scala bianca a pezze nere e ai lati due spade. La stessa fonte ricorda una controversia del 1675: la Spadaforte si presentò per ricevere il cavallo e correre il Palio, ma nacque un dibattito, soprattutto per l’opposizione della Torre, sulla sua effettiva natura di Contrada e sulla sua influenza territoriale. Nel 1693 chiese nuovamente di correre, ma le fu proibito.
Secondo una tradizione molto diffusa, le Contrade soppresse sarebbero state eliminate per tensioni legate al Palio del 1675. Gli studi storici invitano però alla prudenza. Lo stesso ilpalio.org sottolinea che attribuire la soppressione al solo 1675 è poco probabile, perché alcune di queste realtà risultavano già inattive o di fatto parte delle Contrade giunte fino a noi.
In termini territoriali, PalioPedia indica che la Spadaforte fu incorporata dal Leocorno e dalla Torre.
La Spadaforte insegna una cosa importante: nel Palio storia e memoria orale si intrecciano continuamente. Il racconto popolare ha una sua forza, ma non sempre coincide con la documentazione. E proprio questo rende Siena più interessante: non una città da semplificare, ma da ascoltare.
La Contrada della Vipera
La Vipera è una delle Contrade soppresse più evocative dal punto di vista simbolico. Il serpente porta con sé immagini di attenzione, difesa, rapidità, ma anche qui è bene non scivolare in toni cupi o leggendari. La Vipera va letta come un’antica insegna cittadina, non come un espediente narrativo.
Secondo ilpalio.org, la bandiera della Vipera era gialla a liste rosse e verdi; il suo territorio comprendeva la zona di San Giusto fino al vicolo de’ Pagliaresi e il Rialto. La fonte ricorda inoltre la sua presenza in varie pubbliche feste tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento e una vittoria in un Palio con le bufale nel 1648.
PalioPedia collega la Vipera alla Torre, indicando che il suo territorio fu incorporato da questa Contrada.
Camminando nella zona di San Martino e del Rialto, si percepisce una Siena più popolare, compatta, fatta di salite, pietra, scorci improvvisi e vicoli che sembrano custodire voci. La Vipera non esiste più come Contrada autonoma, ma il suo ricordo aiuta a capire quanto sia profonda la memoria urbana senese.
Tabella riepilogativa delle Contrade soppresse
| Contrada soppressa | Simbolo / insegna | Zona storica indicativa | Contrade attuali collegate o inglobanti | Note storiche | Tracce o memoria attuale |
|---|---|---|---|---|---|
| Gallo | Gallo sopra una porta; bandiera rossa secondo alcune ricostruzioni | Area tra Costarella de’ Barbieri, Piazza Indipendenza, via di Diacceto, via dei Pellegrini, via di Città | Selva, Oca, Civetta | Presente in varie pubbliche feste tra XV e XVI secolo | Memoria nel tema delle Contrade soppresse e nel Corteo Storico |
| Leone | Leone rampante | Santo Stefano alla Lizza, Poggio San Prospero, Campansi, piazza Paparoni | Istrice | Collegato a macchine festive e riferimenti araldici | Memoria nella geografia contradaiola dell’area nord |
| Orso | Orso come macchina/insegna; bandiera azzurra secondo alcune fonti | Piazza Tolomei, via dei Termini, via delle Terme, Banchi di Sopra | Civetta | Presente in pubbliche feste tra XV e XVI secolo | Traccia nella memoria delle Contrade non più autonome |
| Quercia | Ghirlanda o simbolo di quercia | Monistero, fuori Porta San Marco | Tradizionalmente collegata alla Chiocciola, ma con prudenza | Caso particolare perché legato a un’area fuori le mura | Memoria più complessa, da non semplificare |
| Spadaforte | Due spade e scala; bandiera rossa secondo alcune ricostruzioni | Area di San Martino / via del Porrione secondo la tradizione | Leocorno, Torre | Centrale nelle narrazioni sul 1675; tradizione da leggere con cautela | Forte presenza nella memoria delle Contrade soppresse |
| Vipera | Vipera; bandiera gialla a liste rosse e verdi secondo alcune fonti | San Giusto, vicolo de’ Pagliaresi, Rialto | Torre | Presente in pubbliche feste; ricordata anche per un Palio con le bufale del 1648 | Memoria collegata al territorio della Torre e al Corteo Storico |
Leggenda, storia e memoria: come leggere le Contrade soppresse
Le Contrade soppresse sono un tema affascinante proprio perché stanno al confine tra più livelli di racconto.
C’è il racconto popolare, che semplifica, accende i personaggi, lega tutto a un episodio memorabile. C’è la tradizione contradaiola, che conserva nomi, simboli, appartenenze e modi di dire. C’è la documentazione storica, più lenta e più severa, fatta di bandi, deliberazioni, cronache, presenze nelle feste, richieste di partecipazione. E poi c’è l’interpretazione moderna, che prova a mettere ordine senza spegnere la vita della memoria.
Il punto più delicato riguarda la famosa idea delle “sei Contrade punite”. È una formula efficace, ma rischia di essere fuorviante. La vicenda della Spadaforte e del Palio del 1675 ha certamente alimentato molte narrazioni, ma ridurre la scomparsa delle sei Contrade a una punizione improvvisa significa perdere la complessità del processo.
Meglio pensare alle Contrade soppresse come a identità che, per ragioni diverse, persero progressivamente autonomia, capacità organizzativa o riconoscimento, fino alla stabilizzazione settecentesca dei confini.
Dove ritrovare oggi la memoria delle Contrade soppresse
La memoria delle Contrade soppresse non è sparita del tutto. Riemerge in vari modi.
Il riferimento più evidente è il Corteo Storico del Palio. PalioPedia ricorda che le sei Contrade non più esistenti — Gallo, Leone, Orso, Vipera, Spadaforte e Quercia — sono rappresentate da figuranti che recano le loro antiche insegne nel Corteo Storico.
Questa presenza è molto significativa. Nel giorno del Palio, quando il Campo è pieno, quando i tamburi scandiscono il passo e le comparse entrano nella Piazza, anche le Contrade soppresse trovano un posto nella rappresentazione pubblica della città. Non corrono, non hanno più un popolo autonomo, non possiedono la vita quotidiana delle 17 Contrade attuali. Ma vengono ricordate.
La loro memoria può emergere anche:
- negli stemmi e nelle simbologie collegate ad alcune Contrade attuali;
- nei musei e negli archivi di Contrada;
- nelle narrazioni locali;
- negli studi sulla storia del Palio;
- nella lettura dei confini cittadini;
- nei percorsi guidati che spiegano come la Siena contradaiola si sia formata nel tempo.
Per un turista attento, questo è un modo bellissimo per guardare Siena: non solo come città monumentale, ma come organismo storico vivo, dove anche ciò che non esiste più come istituzione continua a lasciare segni.
Consigli della guida: come osservare Siena con questa chiave di lettura
Se vuoi capire davvero le Contrade soppresse, non cercarle come se fossero attrazioni separate. Cercale nella città.
Quando cammini da Piazza del Campo verso via di Città, fermati a osservare come cambiano le bandiere alle finestre. Quando passi da Banchi di Sopra a piazza Tolomei, prova a immaginare quanto fossero importanti le vie principali per la rappresentanza pubblica. Quando scendi verso San Martino o ti muovi nell’area della Torre, pensa che sotto i confini attuali esistono memorie più antiche, come quelle della Spadaforte e della Vipera.
E soprattutto, entra nei musei di Contrada quando possibile. Non sono semplici raccolte di costumi o drappelloni: sono luoghi di memoria, identità, devozione, orgoglio civico. Aiutano a capire che il Palio non è una rievocazione per turisti, ma una forma di vita comunitaria.
Quando parli con i senesi, fallo con rispetto. Le Contrade non sono mascotte, non sono squadre di calcio in costume e non sono folklore. Sono appartenenze profonde, familiari, quotidiane.
Collegamento con le 17 Contrade attuali
Conoscere le Contrade soppresse non serve a sostituire la storia delle 17 Contrade attuali. Serve ad arricchirla.
Le Contrade vive sono il cuore della Siena contemporanea: organizzano attività sociali, mantengono il territorio, custodiscono oratori e musei, educano i giovani alla vita contradaiola e partecipano al Palio. Il Consorzio per la Tutela del Palio ricorda che oggi le Contrade svolgono un ruolo importante anche nel sociale, nella manutenzione del territorio, nella promozione culturale e nella vita comunitaria.
Le Contrade soppresse, invece, ci mostrano che questa forma attuale è il risultato di una lunga evoluzione. Dietro le 17 Contrade di oggi c’è una storia più ampia, fatta di feste, compagnie, confini, crisi, assorbimenti e ridefinizioni.
Per questo, dopo aver letto delle Contrade soppresse, vale la pena approfondire una per una anche le Contrade attuali. Ognuna custodisce un pezzo diverso della città.
Cosa deve sapere un turista prima di visitare Siena
Prima di visitare Siena, conoscere le Contrade soppresse può cambiare il modo in cui guardi la città.
Ti aiuta a capire che i confini non sono linee astratte. Ti fa osservare con più attenzione stemmi, bandiere, fontanine, oratori e musei. Ti spinge a chiederti perché una via appartenga a una Contrada e non a un’altra. Ti fa percepire che la Siena vista dal turista e la Siena vissuta dai senesi non coincidono sempre.
Nei giorni del Palio questa differenza diventa ancora più evidente. Il visitatore vede Piazza del Campo piena, i cavalli, i colori, la corsa. Il senese vede anche anni di attese, rapporti fra Contrade, memorie familiari, vittorie, sconfitte, promesse, rivalità, alleanze, confini.
Le Contrade soppresse aggiungono un altro strato a questa lettura: raccontano che anche l’identità più forte cambia nel tempo, ma non per questo scompare del tutto.
FAQ sulle Contrade soppresse di Siena
Quali sono le Contrade soppresse di Siena?
Le Contrade soppresse di Siena tradizionalmente ricordate sono sei: Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte e Vipera. Oggi non esistono più come Contrade autonome e non partecipano al Palio come le 17 Contrade attuali.
Perché oggi le Contrade di Siena sono 17?
Le Contrade di Siena sono oggi 17 perché il sistema contradaiolo venne stabilizzato con la definizione dei confini sancita dal Bando di Violante Beatrice di Baviera del 1729. Il Comune di Siena ricorda che le 17 Contrade attuali sono rimaste immutate da quell’anno.
Quante erano anticamente le Contrade di Siena?
Nella tradizione storica si parla spesso di 23 Contrade: le 17 attuali più le sei soppresse. Tuttavia, il numero va interpretato con prudenza, perché la storia delle Contrade è stata progressiva e non sempre rigidamente definita in ogni epoca.
Che cosa stabilì il Bando di Violante di Baviera?
Il Bando di Violante di Baviera stabilì una nuova divisione dei confini tra le Contrade di Siena. Fu un passaggio fondamentale per porre fine a controversie territoriali e per fissare la struttura moderna delle Contrade cittadine.
Le Contrade soppresse partecipano ancora al Palio?
No, le Contrade soppresse non partecipano alla corsa del Palio. La loro memoria è però presente nel Corteo Storico, dove sono ricordate attraverso figuranti e antiche insegne.
Dove si possono vedere tracce delle Contrade soppresse a Siena?
Le tracce si ritrovano nella memoria del Corteo Storico, negli studi sul Palio, nei territori oggi appartenenti alle Contrade attuali, nei musei e archivi di Contrada e nelle narrazioni locali legate alla storia contradaiola.
La storia della Spadaforte e del Palio del 1675 è vera?
La tradizione collega spesso la Spadaforte e le altre Contrade soppresse a tensioni legate al Palio del 1675. Tuttavia, le ricostruzioni storiche invitano alla prudenza: più che una cancellazione improvvisa, sembra trattarsi di un processo più ampio, nel quale alcune Contrade erano già deboli, inattive o confluite in altre realtà.
Perché conoscere le Contrade soppresse aiuta a capire meglio Siena?
Perché mostra che la Siena contradaiola non è nata già nella forma attuale. Le Contrade soppresse aiutano a leggere la città come un organismo storico, fatto di confini, trasformazioni, memoria e appartenenze stratificate.
Vuoi leggere Siena dietro le bandiere?
Le Contrade soppresse sono una porta d’ingresso a una Siena più profonda: non solo la città dei monumenti, ma quella dei confini, delle memorie, delle appartenenze e delle voci tramandate.
Se vuoi scoprire davvero Siena, non limitarti a guardare Piazza del Campo nei giorni del Palio. Lasciati accompagnare tra i vicoli, osserva le bandiere, entra nei territori delle Contrade, ascolta la storia dietro ogni simbolo.
Con una guida locale, anche ciò che sembra scomparso torna a raccontare qualcosa: il Gallo, il Leone, l’Orso, la Quercia, la Spadaforte e la Vipera non corrono più il Palio, ma continuano a parlare della città che Siena è stata — e della città viva che ancora oggi resiste dentro le sue mura.