# Museo dell’Acqua Siena: Bottini e leggenda della Diana

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> Scopri il Museo dell’Acqua di Siena, la Fonte di Pescaia, i Bottini e la leggenda della Diana, con stato di apertura e consigli aggiornati.

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← Torna al diario Note di guida Museo dell’Acqua Siena: un pomeriggio tra Bottini, Fonte di Pescaia e leggenda della Diana Guida culturale e pratica al Museo dell’Acqua di Siena, alla Fonte di Pescaia, ai Bottini e alla leggenda della Diana, con stato di apertura aggiornato. 23 luglio 2026 • 18 min Siena Museo dell’Acqua Bottini Fonte di Pescaia Diana Aggiornamento del 23 luglio 2026: il Museo dell’Acqua di Siena è temporaneamente chiuso per manutenzione fino a nuova comunicazione . Il Comune continua a pubblicare orari e tariffe della precedente apertura, ma questi dati non sono operativi finché non verrà annunciata la riapertura. Prima di organizzare la visita è quindi indispensabile controllare la pagina ufficiale del Museo dell’Acqua . Ci sono musei che si visitano osservando dipinti e sculture. Il Museo dell’Acqua di Siena, invece, invita a seguire qualcosa che normalmente non si vede: il percorso dell’acqua attraverso la geologia delle colline, i cunicoli scavati nel sottosuolo, le fonti monumentali e la memoria di chi per generazioni ha vissuto accanto a questo sistema. Ospitato sopra la Fonte di Pescaia, racconta perché una città potente ma lontana da grandi corsi d’acqua dovette trasformare il proprio sottosuolo in una complessa infrastruttura idrica. È un museo di storia urbana e, insieme, un luogo dedicato alla scienza, all’ingegneria e all’immaginario collettivo: quello della Diana, il misterioso corso d’acqua che i senesi cercarono a lungo senza mai dimostrarne l’esistenza. Fonte immagine: archivio Guida Siena. Che cos’è il Museo dell’Acqua di Siena Il regolamento comunale del Museo dell’Acqua lo definisce un ecomuseo dedicato alla valorizzazione della Fonte di Pescaia, del bottino collegato e della storia dell’approvvigionamento idrico senese. Ha sede nei tre piani sovrastanti la fonte: due risalgono al Settecento e uno all’Ottocento. Il museo fu inaugurato nel 2010 e, dopo una lunga interruzione, tornò visitabile nel giugno 2023, prima dell’attuale chiusura. Quando il percorso è attivo, la visita comprende normalmente tre elementi collegati: gli ambienti multimediali del museo; la Fonte di Pescaia; il breve bottino pertinente alla fonte. Non si tratta però della visita estesa ai principali Bottini di Siena . Quelle escursioni seguono calendari, regole di sicurezza, limiti di età e prenotazioni differenti. Il museo è particolarmente interessante per chi vuole comprendere la città oltre i suoi capolavori artistici: famiglie con ragazzi in età scolare, gruppi didattici, appassionati di storia medievale, geologia, infrastrutture, archeologia e tradizioni locali. Il museo sopra la Fonte di Pescaia La scelta della sede non è decorativa. Il museo sorge direttamente sopra una delle fonti storiche della città e permette quindi di collegare il racconto digitale a una struttura idraulica reale. La Fonte di Pescaia era già attiva nella prima metà del Duecento. Nel 1226 risulta tra quelle sottoposte a particolare custodia, fu ampliata nel 1247 e conserva tracce della fortificazione realizzata nel 1269–1270. All’esterno sono ancora riconoscibili i bacini utilizzati come lavatoi. Secondo l’ Associazione La Diana , il nome è legato alle antiche pescaie , vasche destinate all’allevamento dei pesci presenti sul fondo della valle. Nei secoli successivi la fonte fu progressivamente sovrastata dagli edifici oggi occupati dal museo. L’insieme permette di leggere nello stesso luogo almeno tre storie: quella medievale della fonte, quella moderna degli ambienti costruiti sopra di essa e quella contemporanea dell’allestimento museale. Durante una futura visita vale la pena osservare come gli spazi non nascondano il rapporto con l’acqua, ma lo rendano parte del percorso. La fonte e il bottino non sono un’appendice scenografica: sono la prova materiale di ciò che le installazioni cercano di spiegare. Perché Siena ha sempre dovuto cercare l’acqua Siena si sviluppò su rilievi collinari privi di un grande fiume superficiale. La crescita della popolazione medievale, delle attività artigianali e degli edifici pubblici rese indispensabile procurarsi acqua per bere, lavare, abbeverare gli animali, lavorare pelli e tessuti e affrontare gli incendi. La risposta fu favorita dalla particolare conformazione del sottosuolo. Strati permeabili di conglomerati e arenarie si alternano a livelli argillosi impermeabili: l’acqua piovana penetra nei materiali più porosi, incontra l’argilla e può essere intercettata prima che si disperda più a valle. L’ approfondimento dell’Associazione La Diana sui Bottini descrive questo rapporto tra geologia e infrastruttura. L’ingegno senese consistette nel non cercare soltanto una grande sorgente, ma nel costruire una rete capace di raccogliere lentamente le infiltrazioni diffuse. È questo il principio alla base dei Bottini. I Bottini di Siena: non semplici tubature sotterranee I Bottini sono una rete di gallerie scavate nel sottosuolo, sviluppatasi soprattutto tra il XIII e il XV secolo e lunga complessivamente circa 25 chilometri. I due rami principali sono quelli di Fontebranda e di Fonte Gaia, ai quali si aggiungono numerose derivazioni. Definirli semplicemente “acquedotti” è utile per orientarsi, ma non del tutto preciso. Un acquedotto convenzionale trasporta acqua captata in un punto determinato; molti tratti dei Bottini, invece, funzionano anche come gallerie drenanti, raccogliendo lo stillicidio lungo il percorso. L’acqua confluisce nel gorello , il piccolo canale ricavato alla base del passaggio, e procede grazie a una pendenza minima e attentamente controllata. Per scavare e mantenere la direzione venivano impiegati pozzi verticali, detti smiragli , utili anche per aerare i cunicoli ed estrarre il materiale. La pendenza poteva essere verificata con strumenti semplici come l’archipendolo. Alcune gallerie furono scavate contemporaneamente da estremità opposte, congiungendo i due fronti nel sottosuolo: un’impresa che richiedeva competenze tecniche tutt’altro che rudimentali.…
