Note di guida
Curiosità su San Gimignano: torri, leggende e dettagli insoliti
Una passeggiata fra torri tagliate, famiglie rivali, cisterne, nomi delle vie, affreschi insoliti e leggende raccontate con la giusta prudenza.
Aggiornamento del 27 luglio 2026: monumenti, parcheggi e ZTL sono stati ricontrollati sui canali ufficiali. Le curiosità storiche restano valide, ma orari, tariffe ed eventi vanno verificati prima della visita.
Le curiosità su San Gimignano più interessanti non sono record da imparare a memoria. Sono indizi visibili: una torre abbassata per ordine del Comune, i solchi lasciati dalle corde su una cisterna, il nome di un vicolo legato ai battiloro, un affresco che ammoniva il podestà e una festa moderna che rievoca il Medioevo senza fingere di essere rimasta immutata per sette secoli.
Questo articolo propone una passeggiata per dettagli, distinta dalla nostra guida generale a torri, Collegiata e Vernaccia. Il filo conduttore è semplice: capire che cosa è documentato, che cosa è interpretazione e che cosa appartiene alla leggenda locale.

Fonte immagine: archivio Guida Siena.
Curiosità su San Gimignano: 72 torri o 14?
L’UNESCO scrive che le famiglie patrizie e i mercanti dell’alta borghesia costruirono probabilmente circa 72 case-torri fra XI e XIII secolo e che ne sono sopravvissute 14. Non significa che esista un elenco certo di settantadue grattacieli medievali tutti contemporanei. Quel numero va trattato come una stima autorevole, mentre le strutture potevano essere modificate, inglobate nei palazzi, ridotte in altezza o crollare.
C’è persino una piccola divergenza nelle fonti istituzionali: la dichiarazione UNESCO pubblicata dal Comune parla di 14 torri; la pagina comunale dedicata alla storia di San Gimignano ne conta 13. Le pagine non spiegano il diverso criterio. Per coerenza con il riconoscimento internazionale, qui adottiamo 14, senza trasformare la discrepanza in un falso mistero.
Non erano appartamenti verticali come li immaginiamo
Le prime torri avevano ambienti ridotti, poche aperture e muri molto spessi. La pagina storica del Comune spiega che botteghe e camere occupavano i livelli bassi, mentre la cucina si trovava più in alto: tenere il fuoco lontano dalla via di fuga riduceva il rischio di restare intrappolati in caso d’incendio. Strutture lignee addossate alla muratura ampliavano gli spazi utilizzabili.
La torre era dunque soprattutto capitale trasformato in pietra: cavare, trasportare e mettere in opera il materiale richiedeva risorse che solo famiglie mercantili benestanti possedevano. Più che una casa comoda, era una dichiarazione di presenza nella città.
Famiglie rivali e torri tagliate per legge
Il profilo verticale non nacque senza regole. Nel 1255 uno statuto vietò ai privati di superare la Torre Rognosa, allora riferimento del potere civico. Le Torri dei Salvucci raccontano bene il conflitto: la famiglia guelfa le fece innalzare oltre il limite per affermarsi e fronteggiare gli Ardinghelli, rivali che avevano una coppia di torri dall’altra parte della piazza. Entrambe le coppie furono poi scapitozzate.
È un dettaglio più eloquente della formula “le famiglie gareggiavano in altezza”. La competizione esisteva, ma il Comune cercava di contenerla: guardando le sommità tronche si legge anche l’autorità pubblica, non soltanto l’orgoglio privato.
Perché la Torre Rognosa ha un nome così strano
La Torre Rognosa, detta anche Torre dell’Orologio o del Podestà, raggiunge 52 metri ed è legata al Palazzo Vecchio del Podestà. Secondo il portale turistico comunale, dopo il trasferimento del podestà nel palazzo nuovo fu usata come carcere: il soprannome deriverebbe dalle “rogne”, cioè i problemi con la giustizia, dei detenuti. La scheda della Torre Rognosa ricorda anche la campana impiegata per avvisare la popolazione in caso di pericolo.
La Torre Grossa, invece, è la torre pubblica più alta: misura 54 metri, fu iniziata nel 1300 e conclusa undici anni dopo. La sua altezza non smentiva il divieto imposto ai privati; rendeva visibile la superiorità del Comune. La scheda ufficiale della Torre Grossa ricorda anche i danni di un fulmine nel 1632 e quelli subiti durante la Seconda guerra mondiale: lo skyline che vediamo non è rimasto congelato.
Dove sono finite le torri scomparse?
Non bisogna cercare cinquantotto basamenti perfettamente riconoscibili. Dopo la sottomissione a Firenze del 1354, pestilenze, carestie, spopolamento e declino economico ridussero drasticamente la città. Il Comune descrive torri crollate, palazzi degradati e successive trasformazioni edilizie. Altre strutture furono abbassate o assorbite in edifici più ampi.
La prova più efficace di questa stratificazione è Torre e Casa Campatelli. Una torre di 28 metri della metà del XII secolo fu inglobata in un palazzo settecentesco, diventato nell’Ottocento dimora della famiglia Campatelli. Il FAI la indica come l’unica torre cittadina ad avere conservato il volume interno originario completamente vuoto. Qui la curiosità non è salire per il panorama, ma vedere come una struttura medievale abbia continuato a vivere dentro una casa moderna.
Torre del Diavolo: la leggenda e il dettaglio vero
La Torre del Diavolo, sul lato nord di Piazza della Cisterna, appartiene al Palazzo dei Cortesi. La leggenda racconta che il proprietario, tornando da un viaggio, la trovò inspiegabilmente più alta e attribuì il lavoro al demonio. Non è cronaca: lo stesso portale turistico di San Gimignano la presenta come leggenda.
Il dettaglio documentato è forse più interessante. Ai piedi della torre correva il Vicolo dell’Oro, dove lavoravano i battiloro: artigiani che martellavano il metallo fino a ottenere foglie sottilissime per decorare opere prestigiose. I fori nella muratura sostenevano inoltre travi e ballatoi lignei, che ampliavano all’esterno gli spazi della torre. Il nome fantastico attira lo sguardo; le tracce materiali spiegano il lavoro.
Il pozzo di Piazza della Cisterna non è soltanto un pozzo
Al centro della piazza si vede una vera ottagonale in travertino, ma sotto si trova una cisterna pubblica. Il portale comunale data la prima costruzione al 1273 e l’ampliamento al 1346, sotto il podestà Guccio di Malavolti. La scheda del Catalogo nazionale dei beni culturali conferma che si tratta di una cisterna interrata con puteale ottagonale.
Sui bordi sono ancora riconoscibili i solchi prodotti da corde e catene usate per sollevare i recipienti. Piazza della Cisterna era anche luogo di mercato, feste e tornei, all’incrocio fra la Francigena e la direttrice Pisa-Siena; in precedenza era chiamata Piazza delle Taverne per le locande frequentate dai viaggiatori. La storia ufficiale della piazza unisce così acqua, commercio e mobilità.
Le vie sono una piccola mappa storica
Alcuni nomi aiutano a orientarsi senza inventare etimologie:
- Via delle Fonti scende davvero verso le fonti pubbliche medievali, dieci arcate con vasche alimentate dalla sorgente; sei archi sono romanici e quattro gotici. La scheda delle Fonti medievali ricorda che vi si abbeverava anche il bestiame e che i lavatoi furono usati fino al Novecento.
- Via Folgore da San Gimignano ricorda il poeta medievale noto per i cicli dei Mesi e della Semana, non un fenomeno atmosferico. Nel 2025 il Comune gli ha dedicato un convegno di studi.
- Via San Giovanni e Via San Matteo seguono l’asse principale fra le due porte e conservano nel nome i riferimenti religiosi e urbani che scandiscono il percorso.
- Vicolo dell’Oro non promette una miniera: ricorda le botteghe dei battiloro accanto alla Torre del Diavolo.
Affreschi insoliti: amore, politica e vita domestica
Nel Palazzo Comunale, la Camera del Podestà è coperta da una narrazione amorosa attribuita a Memmo di Filippuccio. Non è una decorazione frivola messa lì per sorprendere i visitatori: gli episodi funzionavano anche come esempi morali per ricordare al magistrato forestiero di non cedere alla corruzione. L’UNESCO considera questi affreschi una fonte eccezionale per conoscere dettagli dello spazio domestico nel Trecento.
Al piano inferiore, la Sala del Consiglio è chiamata Sala Dante. Qui le fonti ufficiali divergono di nuovo: la scheda dei Musei Civici colloca l’ambasceria del poeta nel 1299, mentre il programma comunale della San Gimignano di Dante 2026 ricorda la data del 7 maggio 1300. È corretto segnalare la differenza; la seconda data è quella oggi usata nelle celebrazioni cittadine.
La sala conserva anche scene di tornei e caccia dedicate a Carlo d’Angiò e una Maestà di Lippo Memmi del 1317, ispirata a quella dipinta da Simone Martini nel Palazzo Pubblico di Siena. San Gimignano non era un’isola: pittori, modelli e idee circolavano fra centri toscani rivali.
Santa Fina fra arte, devozione e antica farmacia
La Cappella di Santa Fina nella Collegiata riunisce architettura di Giuliano da Maiano, scultura di Benedetto da Maiano e pittura di Domenico Ghirlandaio. Gli affreschi narrano miracoli e vita della giovane venerata dalla città: sono testimonianze artistiche e devozionali, non documenti moderni con cui provare ogni episodio agiografico.
Un’altra sorpresa si trova nel complesso di Santa Chiara. La Spezieria di Santa Fina conserva vasi da farmacia fra XV e XVIII secolo, strumenti e ingredienti oggi insoliti, fra cui olio di scorpione e mandragora. Miele, viole e radici ricordano che cura, esperienza botanica e credenze convivevano nello stesso laboratorio.
Il nome San Gimignano nasce da una leggenda di protezione
Il Comune distingue apertamente storia e racconto tradizionale. Intorno al X secolo il borgo assunse il nome del vescovo Geminiano di Modena. La leggenda vuole che il santo, invocato dagli abitanti, fosse apparso sulle mura salvando la città da Totila. La dedica al santo è reale; l’apparizione appartiene alla tradizione.
Questa distinzione evita due errori: trattare la leggenda come una cronaca verificata oppure eliminarla perché non documentabile. Il racconto spiega come la comunità ha costruito la propria memoria. Ancora oggi San Geminiano è il patrono, celebrato il 31 gennaio, mentre Santa Fina è ricordata il 12 marzo e con una seconda fiera estiva; il Comune pubblica il calendario delle fiere annuali.
Le Ferie delle Messi sono una rievocazione, non una festa medievale intatta
Le Ferie delle Messi animano il centro con cortei, bandiere, tamburi, gare e spettacoli. La formulazione corretta è rievocazione storica: il programma comunale 2026 la presenta così e indica l’organizzazione dei Cavalieri di Santa Fina con il sostegno del Comune. È una tradizione contemporanea che interpreta il passato, non la prova di un rito celebrato senza interruzioni dal Medioevo.
Passeggiata delle curiosità in mezza giornata
Parti da Porta San Giovanni e percorri la via omonima, leggendo la torre inglobata in Casa Campatelli dall’esterno oppure visitando il bene FAI se è aperto. In Piazza della Cisterna osserva i solchi sul puteale, la Torre del Diavolo e l’Arco dei Becci. Prosegui in Piazza Duomo per confrontare Torre Rognosa, Torri dei Salvucci e Torre Grossa.
Dedica poi almeno un’ora e mezza a un interno: Palazzo Comunale per affreschi civici e Torre Grossa, oppure Collegiata per i cicli sacri e la Cappella di Santa Fina. Concludi in Via Folgore e, se hai scarpe adatte e energia, scendi alle Fonti medievali; la risalita è ripida. Per una prima visita completa usa il nostro percorso da Porta San Giovanni; per organizzare più giorni consulta San Gimignano e dintorni in 3 giorni.
Informazioni pratiche verificate
| Informazione | Dettagli |
|---|---|
| Controllo | Dati pratici verificati il 27 luglio 2026 |
| Centro storico | Si visita a piedi; pavé, salite e scale richiedono tempi realistici |
| ZTL | Accessi videosorvegliati a regime dal 1° maggio 2026; non entrare senza autorizzazione esplicita |
| Parcheggi | P1 Giubileo a sud; P2 Montemaggio e P3-P4 Bagnaia servono altri accessi; controlla posti e tariffe sul sito comunale |
| Musei Civici | Palazzo Comunale, Pinacoteca e Torre Grossa; orari e biglietti sul sito San Gimignano Musei |
| Casa Campatelli | Via San Giovanni 15; apertura, accessibilità e biglietti sul sito FAI |
| Fonti medievali | Accesso esterno da Via delle Fonti; percorso in discesa con successiva risalita |
| Durata | 4-5 ore con un interno; 6 ore con due musei e discesa alle Fonti |
Il Comune pubblica disponibilità e tariffe dei parcheggi. Dal 1° maggio 2026 la ZTL è controllata da telecamere, in genere attive tutti i giorni dalle 9:30 alle 5:30 del giorno successivo salvo disposizioni particolari. Se arrivi da Firenze, la guida su auto, bus e treno per San Gimignano aiuta a scegliere il percorso senza programmare il navigatore sulla piazza centrale.
Gli errori da evitare
- Presentare “72 torri” come un censimento esatto di edifici tutti contemporanei.
- Contare torri private e resti da una fotografia e dichiarare sbagliata una fonte senza conoscerne i criteri.
- Raccontare la Torre del Diavolo o l’apparizione di San Geminiano come fatti storici provati.
- Chiamare “pozzo” soltanto la struttura di Piazza della Cisterna, ignorando la cisterna sottostante.
- Guardare solo lo skyline e saltare affreschi, fonti, nomi delle vie e tracce del lavoro artigiano.
- Entrare nella ZTL seguendo un’altra auto o le indicazioni del navigatore.
- Promettere accessibilità uniforme: torri, pavé, discese e edifici storici hanno ostacoli diversi da verificare con ogni gestore.
Perché questi dettagli cambiano la visita
San Gimignano non è una scenografia medievale rimasta identica. È una città che ha regolato la competizione fra famiglie, perso e trasformato molte torri, adattato una casa-torre alla vita borghese, continuato a usare fonti e piazze e costruito nel tempo nuove forme di memoria.
Le curiosità migliori non aggiungono mistero dove mancano prove. Fanno il contrario: trasformano nomi, pietre e immagini in domande verificabili. Dopo averle riconosciute, lo skyline resta spettacolare, ma smette di essere l’unica storia.
FAQ
Quante torri aveva San Gimignano nel Medioevo?
L’UNESCO parla di circa 72 case-torri, probabilmente costruite fra XI e XIII secolo. È una stima storica, non un elenco completo di torri tutte esistenti nello stesso momento.
Quante torri restano oggi?
L’UNESCO e le principali pagine turistiche istituzionali ne indicano 14; una pagina storica del Comune ne conta 13 senza spiegare il diverso criterio. In questo articolo adottiamo il dato UNESCO.
Perché le Torri dei Salvucci sono tagliate?
Superarono il limite fissato nel 1255 dall’altezza della Torre Rognosa. Il Comune impose di ridurre sia le torri dei Salvucci sia quelle dei rivali Ardinghelli.
La Torre del Diavolo è legata a un fatto vero?
No: la crescita miracolosa durante l’assenza del proprietario è una leggenda locale. Sono invece leggibili i dettagli architettonici e il legame con l’antico Vicolo dell’Oro dei battiloro.
Piazza della Cisterna ha davvero una cisterna sotterranea?
Sì. La vera ottagonale visibile copre una cisterna pubblica medievale, costruita nel Duecento e ampliata nel 1346. I solchi sul bordo testimoniano l’uso di corde e catene.
Qual è il dettaglio più insolito da vedere negli affreschi?
La Camera del Podestà mostra scene amorose e domestiche che avevano anche una funzione morale contro la corruzione. Nella Cappella di Santa Fina, invece, arte rinascimentale e racconto devozionale si incontrano.
Si può seguire il percorso gratuitamente?
Piazze, esterni delle torri, vie e Fonti medievali sono osservabili senza biglietto quando gli spazi pubblici sono accessibili. Palazzo Comunale, Torre Grossa, Collegiata e Casa Campatelli richiedono invece un ingresso e orari da controllare.